31/01/2012

Un'automobile per tutta la vita


Rolls-Royce, Mr. Allen Swift, 1928 Springfield Phantom, Rolls-Royce Picadilly Roadster anno 1928 P1Quando si possiede qualcosa di qualità ci si augura che duri per tutta la vita. Vi cito l'esempio di un uomo che che guidò la stessa automobile per ben 80 anni!
Mr. Allen Swift (Springfield, Massachusetts) ricevete in dono da suo padre una Rolls-Royce Picadilly Roadster anno 1928 P1, come regalo di laurea. Pensate che quel signore è riuscito a guidare l'auto quasi fino alla sua morte, avvenuta nel 2005, alla bell'età di 102 anni! Quindi questa persona non solo ebbe cura della sua automobile, ma anche di se stesso.
La Rolls-Royce Picadilly Roadster anno 1928 P1 fu donata ad un museo dell'automobile di Springfield.
Per otto decenni, Mr. Allen Swift possedete l'auto più caratteristica della città- in due tonalità di verde - che smise di guidare solo poco prima della sua morte, avvenuta nell'ottobre del 2005, ma non prima di aver fatto in modo di salvaguardare la sua amata Phantom roadster, con 170.000 miglia a carico e un motore che ancora funziona come un orologio svizzero.

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Nel 1920 la casa automobilistica britannica Rolls-Royce cercava un luogo per impiantare una società negli Stati Uniti e fu selezionato Springfield, poiché vantava un elevato numero di abili artigiani. Nel corso della storia della società a Springfield sono stati prodotti 2.944 veicoli. La Rolls-Royce più famosa in mostra fu donata dal suo unico proprietario Mr. Allen Swift, 1928 Springfield Phantom.

I tesori della National Gallery


L'Ande è la catena montuosa più lunga del mondo ed è stata la culla degli Inca e alla National Gallery di Londra trovai tanti oggetti, costumi, tradizioni, credenze religiose di quel popolo. Londra ha molto da offrire ai visitatori: la sua ricchezza di storia, cultura, entusiasmanti attrazioni ed il British Museum  con le sue importanti opere d'arte antica è un luogo da non perdere, anche se ci si perde, tanto è grande.

Obama risponde agli americani su Twitter e Facebook

Obama risponde agli Americani anche su YouTube
"Suo marito non trova lavoro? Mi mandi il curriculum"
Botta e risposta con gli utenti Google+ e YouTube, il presidente difende la politica per l'occupazione della sua amministrazione. Repubblicani al voto nelle primarie in Florida.
Fonte Rainews24.it

New York 20-01-2012 

In un apprezzato fuori programma, il presidente americano Barack Obama ha mostrato di avere insospettate doni canore, intonando nel leggendario Apollo Theater di Harlem un grande successo della star del soul Al Green: "I'm...so in love with you", ha cantato, scatenando gli applausi.
L'occasione è stata una manifestazione ieri sera per la raccolta fondi per la campagna in favore della sua rielezione. L'appuntamento aveva il titolo 'A night at Apollo with Barack Obama', nel teatro dove si sono esibiti artisti del calibro di Duke Ellington, Ella Fitzgerald, James Brown o Michael Jackson.
E il presidente Obama non ha sfigurato, tanto che alcuni media gli hanno concesso oggi il titolo: "The Voice".

Apollo Theater 

30/01/2012

Mistero in via Cavana

Per curiosità oggi vi presento il trailer di un mio progetto: un cortometraggio in 3 D ambientato nella zona di Piazza Cavana, a Trieste naturalmente! Il mio intento è di realizzare un corto con del suspense, spero di riuscirci.
Ah, per vederlo bene ci vogliono gli occhialini, si trovano nelle cartolerie.

29/01/2012

Esperimento in 3D

Oggi vi lascio questa curiosità: uno esperimento in 3D con la mia nuova video camera, ovvio che si vede in tridimensionale solo con gli occhialini. Si trovano nelle cartolerie. 

Il circo di Shanghai

Filmato ripreso dal vivo durante la mia visita a Shanghai, una delle tape del mio viaggio in Cina, di cui vi parlai nei precedenti post.

Pechino in inverno:
Visita alla Città Proibita, il lago ghiacciato del Palazzo d'estate e la Muraglia Cinese, l'unico manufatto umano visibile dallo spazio.

Guilin in Cina:
Famosa da più di mille anni, per lo splendido paesaggio di montagne calcaree, paragonate dai poeti a spilloni di giada. Molti pittori vissero e lavorarono a Guilin immortalandone il fiume che scorre tra le ripide montagne e le verdi pianure. Purtroppo la zona è molto umida e piovosa ed io sono capitata li proprio in una di queste giornate.

28/01/2012

Scorcio panoramico

Paesaggio rurale con alberi e cielo blu. Un paesino vicino a Sesana, sul carso sloveno (scatto del 26 gennaio 2012)

27/01/2012

Giornata della Memoria: Noor Inayat Khan, fucilata a Dachau

Spia e principessa. Noor Inayat Khan (Nora Baker) è stata la prima donna a gestire operazioni di intelligence nella Francia occupata dai tedeschi durante la Seconda guerra mondiale. Donna di incredibile cultura, di una grazia e di una bellezza fuori dal comune, fu catturata dai nazisti durante i rastrellamenti a Parigi e spedita nel campo di concentramento di Dachau, dove morì fucilata.
Aveva 30 anni e già tanta vita alle spalle. Noor Inayat Khan nasce il 1 gennaio del 1914 in Russia, da padre principe indiano di religione islamica, musicista e mistico Sufi, e madre americana. Insomma, il fertile miscuglio di culture ed etnie in lei c’è sin dal concepimento, ma di sicuro suo padre, morto quando Noor era un’adolescente, non avrebbe mai immaginato per la sua principessa, prima di quattro figli, un destino così rocambolesco. Segue su blog panorama.it

(Credits: Ansa)

Londra. Una foto senza data di Noor Inayat Khan, agente segreto di Winston Churchill in Europa, che verrà onorata con un busto di bronzo non lontano dalla sua casa di Bloomsbury, Londra. Conosciuta in guerra come Nora Baker, Noor Khan era la figlia di un principe Sufi, originario dell’India. E’ morta nel lager nazista di Dachau il 13 settembre 1944, dopo esser stata torturata per dieci mesi dalla Gestapo senza mai rivelare nulla durante gli interrogatori

Trieste: "la Napoleonica" e il tram per Opicina

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La luminosa giornata di ieri mi ha spinta sull’altopiano carsico per percorrere la bella passeggiata tanto amata da noi triestini: “La Napoleonica” oggi Strada Vicentina. Aperta secondo una leggenda dalle truppe di Napoleone, questa strada si snoda per oltre cinque chilometri tra i borghi dell’altopiano carsico di Opicina e Prosecco. È l’ideale per un pomeriggio immersi nella natura,in autunno tra sommacchi rossi, in primavera tra gli arbusti infiorati,ma sempre, in qualsiasi stagione, circondati dai bei paesaggi e straordinari punti panoramici sul mare. Inoltre è al riparo dalla bora e spesso battuta dal sole, quindi un oasi caldo anche nei mesi invernali. Il massimo sarebbe raggiungere la passeggiata con il centenario “tram”, lo si prende in piazza Oberdan, è lento e un po scomodo, ma non ci s’accorge neppure, tanto siamo presi dagli splendidi scorci panoramici.

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26/01/2012

Aleksandrinke, le balie slovene ad Alessandria d'Egitto

Il regista Metod Pevec, Aleksandrinke, le balie slovene immigrate in Egitto, commoventi storie d'immigrazione, testimonianze, TriesteFilmFestival, cinema veritàAleksandrinke” di Metod Pevec, fu il documentario che a mio avviso, coinvolse maggiormente il pubblico, al Trieste Film Festival, conclusosi ieri sera.
Il regista sloveno, raccolse diverse testimonianze per ricostruire le dolorose vicende di migliaia di donne che partirono dalla valle del Vipacco, non lontano dalla frontiera di Gorizia, alla volta del Cairo e di Alessandria per lavorare ben remunerate, come governanti, balie, tate, nelle case dei ricchi commercianti di quelle città. Lasciano le famiglie, spesso anche figli piccolissimi, per ritornarnare da loro, soltanto molti anni dopo e alcune non riuscirono a ritornare mai più.

Il regista Metod Pevec riuscì a trovare un paio di protagoniste, ormai centenarie, di quel vero e proprio esodo, che con la loro testimonianza diedero supporto al commovente documentario.

L’ondata migratoria delle donne slovene durò un centinaio d’anni, dal tempo dei lavori per il canale di Suez (1860-70), fino al secondo dopoguerra.

In quegli anni l'Egitto era un paese florido, con una ricchezza fondata sui commerci e sulla coltivazione del cotone, perciò veniva chiamato porta del Mediterraneo e dell’Oriente.
Le storie che emersero dal documentario di Metod Pevec, mi ricordano, sia viste dalla prospettiva delle famiglie abbandonate sia da quella dei bambini cresciuti da queste balie, il film "The Help", di cui vi già parlai.
Come in quel film anche qui ci sono le testimonianze di ragazze e ragazzi cresciuti da madri surrogate che sentivano più vicine di quelle naturali.

Molto più doloroso fu il percorso delle balie. Partorivano a casa, partivano quasi subito per Alessandria, quando non avevano più latte rientravano a casa, il tempo di partorire un nuovo figlio e ripartire.
Ci sono stati dei casi fortunati in cui le giovani (nubili) partite, trovarono l'amore e  misero su famigia in Egitto, alcune sposarono degli uomini benestanti.   
Queste donne furono chiamate “Aleksandrinke” a casa e “Goriciennes” in Egitto. Le ragioni di quell'esodo di massa stanno nella povertà della zona sud occidentale della Slovenia di quel tempo.
Vi consiglio questo portale trilingue, in sloveno, italiano e inglese dedicato alle vicende delle "Aleksandrinke", dove troverete delle foto e tante notizie. 

"Il movente della migrazione nella seconda metà del XIX secolo fu principalmente una pessima condizione di vita dei contadini sloveni, provocata dall'industrializzazione, da un modo superato di allevamento e da tasse alte. A causa degli effetti della Grande Guerra e dell'ascesa del fascismo la precaria situazione economica nei paesini sloveni in Italia è peggiorata. Gli uomini non trovavano lavoro, mentre le donne in Egitto lo trovavano facilmente. Eseguivano il lavoro di badanti, balie, cuoche, cameriere o domestiche. Poiché erano conosciute come grandi lavoratrici, erano molto ricercate in Egitto.

Le chiamavano "les Goriciens, les Slaves, les Slovenes". Quelle che lavoravano in Egitto cercavano lavoro a sorelle, cugine, amiche, vicine di casa, compaesane, ecc. Il guadagno era buono - almeno quattro volte in più a quello che avrebbero guadagnato a Trieste o a Gorizia. Dopo la partenza, i legami familiari diventavano sempre più deboli e per questo era sempre più difficile tornare.

Alcune donne sono andate in Egitto una volta sola, ma spesso ci andavano più volte. Non poche avevano lavorato lontano da casa e dalla patria per tutta la loro vita. Dopo il cambio del governo egiziano negli anni '50 del XX secolo, le famiglie dalle quali lavoravano cominciarono a lasciare l'Egitto e queste donne spesso andavano con loro.

Le balie vivevano la situazione più difficile, perché la natura del lavoro che svolgevano richiedeva di lasciare a casa il figlio appena nato e con il proprio latte nutrire figli altrui.
I destini di queste donne e dei loro discendenti sono le più tristi. Si scrivono però anche storie felici. Alcune avevano trovato in Egitto l'amore e sposandosi avevano raggiunto una certa stabilita' economica. Ora i loro figli sono sparsi in tutto il mondo - dal Canada, Stati Uniti d'America, Francia, Svizzera, fino all'Australia.

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